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Il Fondo “Gabriele Giaccone” è una raccolta di testi donata dai due figli Stefano Giaccone (musicista e teatrante che vive a Cagliari) e Carlo Giaccone (pittore e insegnante che vive a Torino). Si tratta di un tributo all’amore e alla dedizione del padre Gabriele verso il Libro e la sua importanza nell’educazione della Società. su fondogiaccone.com trovi anche materiale prodotto e/o distribuito da noi. Solo materiali in formato fisico (no download) ovvero chiavetta USB, libri, CD, DVD, ecc. Per ricevere, con posta ordinaria, questi materiali chiediamo un rimborso/aiuto collaborativo di Euro 10 per ogni titolo. fondogiaccone utilizza nelle sue produzioni anche materiali ispirati o connessi con contenuti tratti dalla rete, in uno spirito di promozione culturale alternativo alla sua origine commerciale, fuori da ogni logica di redditività economica e tanto meno di rivendicazione proprietaria/autoriale. Lo scambio di denaro avviene nella pura assunzione di uno spirito solidaristico tra iniziative contigue all'etica anti-capitalista: Per coloro che volessero usare, diffondere, postare, manipolare, copiare parti di questo materiale chiediamo di citare la provenienza e questo sito come “fondogiaccone, nodo di rete culturale”; per rispetto dello spirito di condivisione e solidarietà di individualità/collettivi che promuovono, nel modo più ampio e plurale del termine, la “cultura-contro “ (che per noi è, anche e sempre, “cultura per”). Cerca nel Menu la voce "Rete di Solidarietà"

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RIPENSARE L’EMOZIONE DI VIVERE

Questa è una sorta di introduzione alle proposte che definisco PAM, Protesi di Audio Memoria, parte del catalogo di fondogiaccone.com

La musica, la pittura, la letteratura e in tempi decisamente piu recenti, la fotografia, il cinema e la televisione si sono sviluppate lungo un arco temporale gigantesco, se rapportato alla vita media di un individuo.

Ma tutto ciò che è stato fatto (la parola poesia deriva da poiesis, greco e poi latino per esprimere il fare, l’abilità) aveva un valore d’uso immediato, percepibile; ovvero il fare creativo veniva usato: per tramandare storia, invenzioni e leggende, per tramandare conoscenze, per dimenticarsi della durezza della vita, la paura della morte, per creare vincoli sociali e politici, attraverso la lingua, i ricordi, le idee. Aveva scopi religiosi, spirituali, magici, creava in altre parole società.

Man mano che la societa diventava più complessa, dal punto di vista della divisione del lavoro, anche queste manifestazioni di creatività sono diventate più complesse, fino all’avvento del capitalismo industriale e dell’orizzonte unico della borghesia, che ha trasformato tutto in merce, sia il prodotto creativo che il produttore creativo.

La creatività è diventata arte e chi la fa è diventato artista, ovvero l’autore-proprietario, con altri proprietari, della sua opera.

Ma ancora c’è una linea continua che va dai paleograffiti a Bach, da Raffaello ai Beatles ed è costituita dal senso, la direzione, l’uso che della creatività viene fatto. Una linea che segue il profilo dello scontro capitale-lavoro, schierandosi a volte in modo netto sul versante liberista-borghese oppure socialista-proletario.

L’arte astratta e la musica delle avanguardie, la letteratura, il free, si materializzano lentamente allorquando cambiamenti tecnologici e farmacologici come l’invenzione della fotografia, del cinema, l’acido lisergico, trasformano la percezione del reale (ivi inclusa la percezione del sé, del tempo, della vita e della morte, del sacro, ecc) e l’uso che gli uomini ne possono fare.

Ma ancora l’enfasi è tutta sull’uso che ne può derivare, ad esempio in senso conservativo o progressivo, oppure in senso ricreativo (nel tempo libero di non-lavoro) e oppure alternativo (sulla traettoria di liberazione dal-lavoro). Ancora valore d’uso.

Con l’introduzione del data processing e quindi del pensiero applicativo digitale l’intera parabola della creatività crolla e cessa di esistere. Non d’improvviso, evidentemente. Non viene a cessare a causa della scarsa qualità delle proposte artistiche oppure a causa della scelta degli artisti di negarsi al mercato.

E’ una graduale ma inesorabile espulsione dalla centralità del conflitto capitale-lavoro, motore sociale degli ultimi 300 anni, del lavoro umano. Lavoro umano che include quindi anche il lavoro creativo, a questo punto ridotto a pura merce tra merci.

L’informatica sta via via marginalizzando la presenza e l’utilità dell’umano all’interno del sistema macchina, rendendo le sue manifestazioni creative sempre meno determinanti, anzi inutilizzabili. Non c’è valore d’uso in una società inesistente.

 All’interno del sistema macchina, spezzandosi la dialettica capitale-lavoro, siamo annullati in quanto lavoratori. Resta solo il capitale informatizzato che annulla la controparte, ovvero tutti noi. La società basata sul lavoro manuale e intelettuale, è morta, la signora Thatcher aveva ragione. La società, per come noi l’abbiamo vista, ha avuti contorni sempre mutevoli ma comunque determinati, da 300 anni.

Chi siamo? Cosa è stato del nostro passato, dove è possibile rintracciarlo nel nostro presente?  Siamo diventati dei compratori, rappresentanti non pagati di multinazionali di movimentazione merci, telefonia e banche. L’elemento creativo è parte di flussi di merci, che noi produciamo, vendiamo, acquistiamo, scambiamo; sei un ganglio, un relè, uno scambiatore, identificato via via da algoritmi, attraversato da flussi di dati. Quello è il tuo lavoro.   Ci illudiamo che all’interno di questi passaggi la nostra creatività possa avere un peso, possa determinare dei cambiamenti ma non è così, quell’epoca è finita. Non per scarsa qualità dei contenuti o una questione di emorragia morale, non è una questione né estetica né etica: l’arte è un termine usato dalla borghesia per nascondere quello che è il nuovo campo di battaglia, tutto interno al capitale, trovare l’accesso più rapido e redditizio verso la moltitudine isolata e silenziosa di compratori.

PAM protesi di audio memoria è un tentativo di ripensare, di riattivare, non in modo teorico o ideologico ma pratico, la relazione individuale tra suono e memoria. Individuale poichè non può essere socializzata, non perché io non voglia o nessuno mi capisce ma perché non ci può essere socializzazione di alcunchè, non c’è nulla da socializzare in una società eclissatasi oltre l’orizzonte dialettico della  prima rivoluzione industriale. PAM tenta di riattivare una empatia emozionale, una relazione dialettica tra i miei ricordi, le mie emozioni e quello che ho prodotto nel corso dei decenni: musica, suoni, registrazioni ma anche ascolti, associazioni, contiguità, rimandi  con un lontano passato della mia biografia audio oppure in sincronia con la mia elaborazione  odierna.

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